GIUSEPPE    GABRIELLI

Non molti sanno che la città di Caltanissetta ha dato i natali ad uno dei protagonisti della storia dell’aeronautica mondiale, ad uno dei più famosi progettisti di aeromobili che ha così caratterizzato lo sviluppo della storia del volo umano. Giuseppe Gabrielli nasce a Caltanissetta il 26 febbraio 1903, da qui si allontana in tenera età (circa sette anni) per iniziare la propria vita, anche dal punto di vista scolastico, a Torino. Raggiunta l’età dell’università, studia Ingegneria Industriale Meccanica presso la Scuola di Ingegneria dove si laurea il 31 luglio del 1925, e nello stesso tempo ottiene una borsa di studio da parte della Fondazione Marco Besso, grazie alla quale può recarsi in Gemania presso la Technische Hochschule di Aquisgrana dove consegue la seconda laurea di Doctor Ingenieur alla scuola del famosissimo Prof. Theodor von Kàrmàn, uno dei padri delle discipline legate allo studio dei moderni principi dell’aerodinamica, con una ricerca originale sulla rigidezza torsionale delle ali a sbalzo.

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Torino 1958 - Gabrielli consegna
al Prof. Von Karman un modello
del Fiat G.91

Tornato in Italia nel 1927, la sua carriera ha un duplice sviluppo: in campo accademico ed in quello industriale. Egli infatti viene assunto allo stabilimento aeronautico Piaggio di Finale Ligure, dove collabora con Giovanni Pegna, e nel 1928 gli viene affidato l’incarico di assistente universitario nel corso di Costruzioni Aeronautiche, dove nel 1930 diviene titolare della medesima cattedra. Nel 1929, nello stabilimento di Finalmarina, Gabrielli rivela già le sue innate qualità, riprogettando la versione completamente metallica del famoso idrovolante Savoia-Marchetti S 55 (il protagonista delle note trasvolate atlantiche in formazione di Italo Balbo) fino ad allora costruito in legno. Primo esempio di aeroplano italiano realizzato in metallo, la costruzione a titolo sperimentale, per conto della Regia Aeronautica  e con la collaborazione di Alessandro Marchetti (che gli consegnò personalmente i progetti originali della versione precedente), di alcuni esemplari di tale velivolo dimostrò che il peso a vuoto era di 530 kg inferiore e la robustezza maggiore di quello originale in legno.  IL successo di questa realizzazione lo pone all’attenzione degli ambienti industriali e militari dell’epoca e gli procura la possibilità di cimentarsi, pur continuando la sua attività di docente, nel campo della progettazione vera e propria essendo assunto dalla FIAT nel 1931 a capo di un proprio ufficio tecnico progettativo; è l’inizio di una lunga collaborazione con la nota azienda nazionale che si protrarrà sino agli anni ’80. 

 

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Monomotore biplano Fiat G.8 (1934) Monoplano da trasporto Fiat G.2 (1932) Monoplano da addestramento e turismo Fiat G.5 (1933)

Il primo progetto è il FIAT G.2 (1932) piccolo aeroplano civile da trasporto per 6 persone con innovazioni tecnologiche quali ala monoplano completamente a sbalzo e fusoliera a guscio, seguono il G.5 ed il G.8 da addestramento (1933-1934), il più veloce velivolo bimotore da trasporto passeggeri dell’epoca il G.18V (1937), il G.12 (1940) largamente impiegato durante la guerra come trasporto militare.

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Bimotore da trasporto civile Fiat G.18 (1935) Trimotore da trasporto Fiat G.212 CP "Monterosa" (1949)

Nel 1937 realizza il primo caccia italiano ad ala bassa interamente metallico, il FIAT G.50, che per circa 4 anni (insieme al Macchi C 200 costituirà il nerbo della difesa caccia italiana), e  nel 1942 il G.55 che rappresenterà il più veloce e potente caccia italiano della II Guerra Mondiale, sicuramente all’altezza, se non superiore, ai più quotati e famosi caccia alleati del periodo.

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Aereo da caccia Fiat G.50 bis AS (1941) Prototipo del Fiat G.55 - Aereo da caccia (1942)
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Aereo da addestramento Fiat G.46  Aereo da trasporo Fiat G.12 T (1941)

L’immediato dopoguerra vede l’Ing. Gabrielli, già eletto membro del Consiglio Direttivo della FIAT e direttore della divisione tecnica progettuale della stessa, come il protagonista della ripresa e del rilancio dell’attività aeronautica italiana, allora praticamente inesistente. 

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Modelli e velivoli come il G.212 (1947) trasporto civile passeggeri, il G.46 (1947) ed il 

Aereo da addestramento Fiat G.46- 3 A  (1949)

Biposto da addestramento Fiat G.59 - 4 B  (1951)

G.59 (1949) aerei da addestramento militari, permettono di ricostruire le sorti e la fama dell’industria aeronautica italiana.Il G.80 (1951), e la sua versione da addestramento militare G. 82 (195, costituiscono un ulteriore primato: essi rappresentano il primo esempio

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di aeroplano a getto a propulsione con turboreattore (il primo aereo a reazione) di progettazione e costruzione interamente italiana

Prototipo del monoreattore per addestramento Fiat G.80 - 1 B (1951)

Monoplano a getto da  addestramento  operativo Fiat G.82  (1954)

Immagini del G.91

Spaccato G.91

Nel 1954 la N.A.T.O. bandisce un concorso, il più completo e restrittivo sul piano delle direttive tecniche che fosse mai stato organizzato sul continente europeo, per un caccia tattico leggero a reazione, per il quale oltre alle ovvie qualità di volo, i velivoli in concorso dovevano dimostrare la loro attitudine ad operare da superfici semipreparate, richiedere facile e veloce manutenzione, tempi minimi per la sostituzione del motore e grande semplicità per le attrezzature di appoggio a terra. La FIAT con il progetto presentato da Gabrielli, il G.91 (1954), vince il concorso sulla carta e le prove di valutazione in volo dei prototipi prevalendo su competitori temibili, tra i quali francesi ed inglesi, e rappresentando, ancora oggi, il più grosso successo commerciale dell’industria aeronautica nazionale; ne saranno realizzati circa 800 esemplari e sarà adottato, oltre che ovviamente dall’Italia, dalla Germania e dal Portogallo, dopo essere stato valutato anche da nazioni quali l’Austria, la Svizzera, la Grecia, e gli U.S.A.

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G.91 T-3 della Waffenschule 50 della Luftwaffe a Erding

Uno dei due G.91 R-1 valutato nel 1960 a Fort Rucker dallo US Army

G.91 Y del 13° Gruppo del 32° Stormo in fase di decollo

Agli inizi degli anni ’60 sotto la spinta della N.A.T.O., il Gabrielli indirizza le proprie ricerche sulle problematiche della realizzazione dei velivoli a decollo ed atterraggio verticale, elaborando brevetti originali con  interessanti  soluzioni tecniche, come il G.91S, il G.95/4, il G.95/6, che non saranno comunque realizzati. Agli inizi del 1970 vede la luce il prototipo del G.222, aereo da trasporto tattico dalle entusiasmanti qualità nel decollo ed atterraggio corto, che attualmente equipaggia, dopo più di 20 anni di onorato servizio, due stormi da trasporto

della nostra Aeronautica militare. Nel 1982 viene nominato, all’età di 79 anni, Presidente della FIAT AVIO e continua a collaborare con il Politecnico di Torino come titolare della cattedra di Progettazione d’Aeromobili: attività accademica che non abbandonerà mai, a dimostrazione della volontà di trasmettere alle nuove generazioni di ingegneri quanto più possibile dell’esperienza accumulata.

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Prototipo dell'aereo da trasporto tattico G.222 STOL (1970)

L’attività di Gabrielli, infatti, non è stata solo progettuale o finalizzata alla realizzazione dei suoi velivoli, come potrebbe essere facilmente dimostrato dai suoi 141 progetti di cui ben 62 hanno raggiunto la produzione in serie, ma si allarga alla ricerca scientifica, alla partecipazione a commissioni di studio italiane ed estere destinate alla conquista dello spazio (come sottolineato dalle sue 200 circa pubblicazioni), alla partecipazione ed organizzazione di

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numerose e delicate missioni all’estero per trattare accordi di collaborazione industriale di produzione inerenti la nostra aeronautica civile e militare e che

Aereo da trasporto tattico Aeritalia G.222 in fase di decollo

hanno visto l’acquisizione di progetti quali il De Havilland Vampire, il North American F 86K o il Lockheed F 104G prodotti in Italia sotto licenza. Giuseppe Gabrielli si identifica, quindi, con la produzione aeronautica italiana alla quale ha dato lustro e risultati apprezzati in campo internazionale. La sua doppia attività, di progettista e di docente universitario, ha permesso di concretizzare reali collaborazioni fra le Università, le Industrie e gli Enti di Ricerca creando i presupposti per un reale sviluppo economico ed intellettuale. Giuseppe Gabrielli muore a Torino, ad 84 anni, il 29 novembre 1987.

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L'ing. Giuseppe Gabrielli (a sinistra), insieme a Joro Horikoshi e Willy Messerschmitt (1967).  Furono i principali progettisti dei caccia dell'asse durante la II G.M.