Caltanissetta

 

 

Geografia:

 

Caltanissetta città e capoluogo di provincia della Sicilia; è situata nella parte centrale dell'isola, su un'altura ai piedi del monte San Giuliano a circa 600 m sul livello del mare. Ideale baricentro dell’isola si pone infatti al centro di tutte le vie di comunicazione tra le principali mete Siciliane. 

 

 

 
 

Caltanissetta (Panorama)

 

Cattedrale Santa Maria La Nova    Cattedrale Santa Maria La Nova (cupola) Cattedrale Santa Maria La Nova (vista laterale)

Fontana del Tritone di Tripisciano Scorcio del centro storico Chiesa di San Sebastiano

                                         

                                                                                                        

Lungo il corso del fiume Imera meridionale, tra le province di Enna e Caltanissetta si estende uno dei maggiori polmoni verdi della Sicilia, la Riserva di Monte Capodarso e Monte Sabucina. Istituita nel 1999 e affidata in gestione all'associazione Italia Nostra la riserva ricade nel territorio dei comuni di Pietraperzia, Caltanissetta ed Enna coprendo un territorio di ben 1.485 ettari.
In un contesto archeologico e naturalistico di rara bellezza si fondono vari ecosistemi, miniere di zolfo, zone archeologiche e masserie. La prima cosa che colpisce chi arriva nella valle è lo stupendo paesaggio che ha come protagonista il fiume Imera che in alcuni tratti, è incassato tra pareti calcaree mentre in altri è circondato da colline che degradano dolcemente. Nel fiume confluiscono le acque di numerosi affluenti, fra i quali i fiumi Morello e Torcicoda. L'acqua a volte abbandona il suo letto creando dei meandri simili a stagni, dove nidificano molte specie animali. Qui è presente la tipica vegetazione degli ambienti rupestri con essenze tipiche della macchia mediterranea e quella degli habitat acquatici.
Ad ovest del fiume si estende il territorio della provincia di Caltanissetta , mentre a est quello della provincia di Enna.

Storia:

Le sue origini risalgono al 427 a.c.una piccola città sotto i dominio siracusano e poi presidio romano sotto Lucio Petilio. Caltanissetta entrò nella storia con la conquista araba nel 829 quando per merito dell'emiro che l'aveva in possesso, fu ripopolata. Conquistata dai normanni nel 1086 e posta sotto la guida del Conte Ruggero, la città attuale cominciò a svilupparsi intorno al Castello di Pietrarossa. Si susseguirono svariate conquiste da parte di Svevi, Angioini e Aragonesi che ne fecero una Contea nel 1282, in questo periodo un'importane avvenimento è da ricordare, quando alla morte di Re Federico III, al Castello di Pietrarossa si riunirono le più importanti famiglie siciliane per le elezioni su chi doveva  regnare sull'isola, tra queste Chiaramonte, Ventimiglia, Peralta, e Alogna,   nel 1406 passò ai Moncada, i quali la governarono per diversi secoli, ed infine ai Borbone nel 1700. Dopo il lungo dominio spagnolo e borbonico,nel 1860 fu annessa al Regno d'Italia.  

Ruderi Castello di Pietrarossa

 Chiesa S. Sebastiano

Palazzi Benintende e Testasecca

Il suo nome attuale deriva dall’arabo “Kalat Nissa” castello delle donne; da questo nome nasce proprio lo stemma della città, raffigurante appunto un castello (il castello di Pietrarossa) dal quale sporgono un braccio e un volto di donna.

 Caltanissetta presenta un suo originale patrimonio, in cui si intrecciano Arte, Archeologia, Tradizioni, Folklore e tante altre risorse culturali.
Notevole centro minerario dello zolfo fra Ottocento e Novecento, raggiunse l'apice all’inizio del 1900 (vantava i 4/5 della produzione solfifera mondiale). Caltanissetta ha in seguito conosciuto una profonda crisi economica, dovuta alla perdita di concorrenzialità di questo minerale sul mercato internazionale e alla conseguente emigrazione. Attualmente la “Via delle Miniere” è una zona di puro interesse turistico. L'economia locale si basa essenzialmente sull'agricoltura (cereali, frutta, agrumi, ulivo), gravemente ostacolata dalla mancanza d'acqua. Il settore industriale, in via di sviluppo, è attivo nei settori alimentare e meccanico.  

URBANISTICA E LUOGHI DI INTERESSE

La città conserva significativi monumenti secenteschi, quali la Cattedrale, ricca di stucchi e affreschi, la chiesa di Sant'Agata e il grande Palazzo Moncada. Ricchi di reperti, provenienti dalla regione circostante custoditi presso il nuovo Museo archeologico. Oggi la città, che recentemente è divenuta anche sede universitaria, conta oltre 63.000 abitanti e, specie nell’ultimo ventennio, si è estesa ed allontanata sempre più dal centro storico con i nuovi quartieri “Piano Geraci”, “S.Luca”, “S.Petronilla”.

Fontana S. Francesco

Monumento ai Caduti

Monumento a Umberto I 

      Monumenti: 

      - Castello di Pietrarossa: resti di costruzione saracena o normanna, distrutta dal terremoto dei 1567  

      - La necropoli di Gibil Habib

      - S.Maria degli Angeli annessa al  “Castello di Pietrarossa”

      - Il Duomo del XVI sec. Con gli affreschi dell’artista fiammingo Guglielmo Borremans

      - La Chiesa di San Sebastiano

     -  La Chiesa di Sant’agata Collegio (attiguo l’antico collegio dei Gesuiti)

      - Il Seminario Vescovile con la sua Cappella

      - L’Abbazia di S. Spirito del periodo normanno

      - Il Teatro Regina Margherita (con sculture di Tripisciano)

      - Palazzo Moncada del XVII secolo con finestre e balconi scolpiti (incompiuto)

      - Palazzo Barile

       -Palazzo Bordonaro 

      - Palazzo del Carmine del XIX secolo divenuto sede del Municipio con statue in gesso del Tripisciano

     - Il Monumento al redentore sul monte San Giuliano (uno dei venti che si sarebbero innalzati su altrettanti monti     

        italiani  uno per ogni regione come testimonianza di fede)

 

Musei: 

            Il nuovo Museo Archeologico di Via Di S. Spirito, custodisce il patrimonio archeologico della zona e testimonia i risultati di decenni di lavoro, di scavi, di studi e restauri che riguardano, oltre Sabucina, Gibil Habib, Capodarso e Monte S. Giuliano.
A Caltanissetta si possono visitare altri diversi musei, come il Museo Mineralogico sito in Viale della Regione presso l’istituto Tecnico Industriale, il Museo Diocesano presso il Seminario Vescovile di Viale Regina Margherita.
Un altro particolare Museo quello Folkoristico ubicato nei locali sottostanti la chiesa di S. Pio X che ospitano durante tutto l’anno i Gruppi Sacri del Giovedì Santo.

Le Miniere:

            Nel 1834 le Zolfare erano 196 concentrate nella fascia centrale dell’Isola con 88 impianti nel territorio di Caltanissetta.
La storia delle miniere è indissolubilmente legata non soltanto all’economia della zona, ma anche, e soprattutto, al sudore dei “surfatara e dei carusi”.(solfatai e ragazzini)
Tra le numerose miniere di zolfo a Caltanissetta vogliamo ricordare quella di Gessolungo la quale fu luogo di una terribile tragedia nel 1882 a causa di un incendio che uccise tantissimi operai.

Miniera di zolfo Trabonella

Stazione Ferroviaria

Ponte Capodarso (sul fiume Salso)

Gastronomia: 

       Ricotta dura, pecorino, buccellati, mostarda di mosto, mostaccioli, pasta di mandorla, salsicce, farina.

Enologia: 

      Tudia, Amaro Averna.

Artigianato: 

      Ceramiche, ricami sbalzati, ricami, manifatture tessili.


Una passeggiata in Città

      La passeggiata per la città ha inizio da Piazza Garibaldi centro storico di Caltanissetta in cui si incrociano le due arterie principali, Corso Umberto e Corso Vittorio Emanuele.
Il centro della piazza è occupato dalla fontana del Tritone gruppo bronzeo rappresentante un cavallo marino trattenuto da un tritone insidiato da due mostri marini, realizzata nel 1956 dall’artista Nisseno Michele Tripisciano. Sulla piazza si elevano diversi edifici monumentali, il più importante dei quali è la Cattedrale, intitolata a S.Maria La Nova, eretta tra il 1570 e il 1622. Presenta una larga facciata spartita da lesene affiancate da due campanili con portale mediano baroccheggiante.
Grandioso è l’effetto della navata mediana ornata di stucchi ed affreschi dal pittore Fiammingo Guglielmo Borremans.
Di fronte alla Cattedrale si staglia la Chiesa di S. Sebastiano sorta nel 1500.
Sul lato nord della piazza, ad angolo con il corso Umberto, si trova il palazzo del Municipio, nato sulle ceneri dell’antica Chiesa di Maria SS.Annunziata e dall’attiguo Convento dei Carmelitani Scalzi, fondato nel 1371 in un antico eremo fuori città.
Sul lato sinistro del municipio si erge il grandioso Palazzo Moncada, costruito tra il 1635 e il 1638 per conto di don Luigi Guglielmo Moncada, vicerè di Sardegna e di Sicilia e Conte di Caltanissetta.
Continuando la passeggiata per C.so Umberto su cui si affacciano alcuni palazzi monumentali quali Palazzo Giordano, Palazzo Canalotti e Palazzo Benintende, si giunge alla statua di Umberto I, statua in bronzo del Tripisciano, e avanzando ancora, alla Chiesa di S.Agata al collegio iniziata nel 1605 per i Gesuiti, ha un austera facciata eretta su disegno di Natale Mesucci. L’interno è a croce greca ricco di tarsie marmoree. L’annesso collegio dei Gesuiti è oggi sede della Biblioteca Comunale che presenta una facciata in stile barocco, caratterizzata dall'elegante portale e dalle finestre impreziosite da cornici finemente ornate, oltre che dalle particolari decorazioni di pietra calcarea bianca che, in contrasto con l'intonaco rosa, creano un efficace effetto ornamentale
La passeggiata continua per viale Regina Margherita, su cui si susseguono il Palazzo della Provincia, il Seminario Vescovile, il giardino pubblico della Villa Amedeo e in fondo al viale, il monumento ai caduti in guerra.
Attraversiamo adesso il pittoresco quartiere degli “Angeli”. Si inizia dalla Chiesa di S. Croce, per poi scendere alla Chiesa di S. Domenico sorta nel 1480. Caratterizzata da una bella facciata barocca curvilinea, all’interno si orna di stucchi e tele del Paladini e del Borremans. Addentrate nel quartiere si possono trovare la Chiesa di S. Giovanni, l’antica Chiesetta di S. Domenica (oggi diventata sede dell’Ass. Cattolica) e addirittura una moschea.
Proseguendo per la via S. Domenico si giunge all’alta rupe su cui si trovano i ruderi del Castello di Pietrarossa, unico della zona interna della Sicilia. I ruderi del Castello, detti “a murra di l’Angili” restano ancora a testimonianza di un epoca storica importantissima per Caltanissetta, roccaforte del potere Reale nel Medioevo al centro di una Sicilia contesa e divisa dalle lotte per la supremazia.
Molte sono le ipotesi riguardo le origini del castello il cui nome sarebbe legato al colore rossastro delle pietre di rivestimento.
Dal 1087 il castello fu teatro di vicende di rilevanza storica, che per tutto il medioevo ne fecero un centro di lotte politiche militari, quando il Conte Ruggero lo conquistò con le armi.
Annessa al castello è la Chiesa di S.Maria degli Angeli col suo spettacolare portale.
Abbandonato il centro storico e le sue bellezze monumentali, continuiamo il nostro giro turistico dirigendoci al punto più alto della città. Il monte S. Giuliano: è una collina che dai suoi 728 m domina la sottostante città di Caltanissetta, offrendo un vasto e splendido arco panoramico che va dall’Etna, alle Madonie includendo tutta la parte centrale dell’Isola.
Il 12 Luglio del 1899 questa collina fu scelta per ospitare uno dei monumenti al Redentore che si sarebbero innalzati su altrettanti monti italiani.
Proseguendo il nostro viaggio alla scoperta di questa meravigliosa città, arriviamo all’Abbazia di S. Spirito; immersa in un suggestivo paesaggio che include la valle dell’Imera, il castello di Pietrarossa ed alcuni paesi della provincia di Enna. E’ la più antica Chiesa del Nisseno costruita assai prima della sua consacrazione, avvenuta il 2 giugno 1151. Fondata dal Conte normanno Ruggero e da sua moglie Adelasia, è una Chiesa romanica in stile paleo_cristiano, con tre piccole absidi spartite da lesene collegate con archetti. Nelle lunette del portale si nota l’icona del Cristo Benedicente, affresco del secolo XV.

 

  

Caltanissetta

Tradizioni e Folkore

 

Particolare attenzione merita di essere data alle celebrazioni religiose che caratterizzano principalmente la Settimana Santa a Caltanissetta che si intrecciano tra culto religioso, tradizioni storiche e folkore.

 

LA SETTIMANA SANTA

 

Domenica delle Palme

 

Con la  domenica delle Palme inizia a Caltanissetta, la Settimana Santa. Foglie di palme intrecciate e ramoscelli d’ulivo costituiscono l’ornamento principale, simboli cristiani che rievocano l’entrata di Gesù a Gerusalemme. Questa scena viene riprodotta attraverso una processione che accompagna, al crepuscolo, una scultura del Cristo posta su un’apposita struttura simile ad un’imbarcazione detta in dialetto “A Varca” per le vie del centro sulle note della banda. La struttura viene decorata con fiori i cui colori e profumi completano la coreografia della processione. La decorazione è opera dei contadini locali i quali, esclusi dalla compagine della Real Maestranza e dalla gestione dei Gruppi Sacri, fanno della “Varca” il loro vanto. Un gioco pirotecnico di mirabile bellezza conclude la processione.

Mercoledì Santo

 

LA REAL MAESTRANZA


È il corteo formato dagli artigiani delle antiche Corporazioni d’arti e mestieri (Maestranza trae origine dal termine “maestria”) che si snoda all’interno delle principali vie del centro. Ogni artigiano, in elegante tenuta scura, disposto in maniera ordinata, tiene in mano una lanterna che riporta il nome della corporazione d’appartenenza. La colonna umana si schiera alle spalle della figura più rappresentativa il “Capitano”, eletto ogni anno e solitamente tra i maestri più anziani, colui che sorregge il Crocifisso, mentre alla testa del corteo la Banda Municipale intona melodie tipiche d’accompagnamento.

Capitano della Real Maestranza

 

LE “VARICEDDE”


All'imbrunire ha inizio la processione delle “Varicedde” (piccole “Vare”) sono piccole riproduzione dei momenti più significativi della “Passione” di Cristo, dotate di supporto mobile che sfilano,  per le vie del centro sino a notte inoltrata. Ciascuna Varicedda è accompagnata da una personale Banda che intona melodie sacre e d’atmosfera. Sono, in tutto e per tutto, miniature delle più grandi Vare, protagoniste del Giovedì Santo. Secondo la tradizione, i piccoli gruppi sacri sono custoditi nelle abitazioni delle famiglie proprietarie.

 

 

Giovedì Santo

 

LE "VARE"


Le “Vare” o Misteri sono delle strutture mobili sulle quali sono fissate imponenti gruppi statuari realizzati in cartapesta, legno e gesso. Ogni gruppo rappresenta una delle scene evangeliche della passione di Gesù ed alcune stazioni della Via Crucis. I gruppi, che hanno subito diverse modifiche e migliorie nel corso degli anni, sono attualmente sedici, ciascuno gestito da una corporazione della Maestranza. Nel 1881 fu deciso, grazie agli zolfatari della miniera di Gessolungo, di rinnovare i gruppi sacri e fu dato l’incarico agli scultori napoletani Francesco e Vincenzo Biancardi i quali, ispirandosi ai capolavori di Renoir, Stanzione, Rubens, Michelangelo e Raffaello, realizzarono le nuove “Vare” protagoniste tutt’oggi della processione del Giovedì Santo. Ogni gruppo è accompagnato sia dalle musiche di bande locali sia da quelle provenienti da tutta la Regione. Le Vare percorrono le vie più importanti della città per tutta la sera sino alle tre del mattino, momento della tradizionale “Spartenza” (la separazione): riunitesi nuovamente al centro della Piazza i Gruppi Sacri ritornano ognuno al luogo di partenza.

L'ultima cena L'ultima cena (particolare) L'orazione nell'orto
     

La cattura

Il Sinedrio

La flagellazione

     

Ecce-Homo (particolare)

Ecce-Homo

La Condanna

     

La prima caduta

Il Cireneo

La Veronica

     

Il Calvario

La deposizione

La pietà

     

La condotta al sepolcro

La  Sacra Urna

La Desolata

 

Venerdì Santo

 

SIGNORE DELLA CITTA’- IL CRISTO NERO


Sicuramente il simulacro più antico di Caltanissetta, il Cristo Nero gode di profonda venerazione da parte di tutti i nisseni. La tradizione racconta che sia stato trovato da due contadini all’interno di una grotta tra un paio di candele Il fumo dei successivi ceri che nel corso degli hanno celebrato la sua sacralità ne hanno inscurito la superficie traendo il tipico colore scuro ed il nome. Portato in processione a spalla da uomini scalzi i cosiddetti “Figliamari o Fogliamari” (raccoglitori d’erbe selvatiche) accompagnati dalla Real Maestranza, dalle autorità, dal Vescovo e da tutto il Clero. Il simulacro che viene portato in processione il Venerdì Santo, denominato "Signore della Città" o più comunemente "Cristo Nero", è sicuramente il più antico del centro Sicilia e uno tra i più antichi dell'intera Italia meridionale.
Era, prima del 1625, il patrono della città; titolo poi attribuito all'Arcangelo San Michele come segno di ringraziamento per aver salvato la città dalla peste.

La processione

Silenzio, profumo d’incenso, preghiera, devozione: gli elementi predominanti che danno vita alla processione del Cristo Nero.
Il sole comincia a calare, e già il simulacro, adornato da pregiati fiori, esce con enorme difficoltà dal piccolo portone della chiesa, e viene presentato alla città nella piazza antistante la chiesa. La Real Maestranza, nel frattempo, si è già ricomposta e in silenzio e rispetto va a raggiungere il Santuario da dove partirà la processione. La folla gremisce la piccola piazzetta illuminata appena da flebili luci di candele accese dalle finestre, mentre il Capitano, togliendosi il cappello in segno di devozione, fissa il volto della piccola statuetta, come per chiedere a quella Santa Croce, di esaudire le tante preghiere che in questa giornata gli verranno dedicate.
Già da allora i laudatori cominciano a fare sentire le loro nenie, e al grido “Viva la misericordia di Diu!” il Cristo Nero, sormontato da una corona d’oro zecchino, viene alzato e portato in solenne processione per le vie della città dai "Fugliamari", e da altri devoti che hanno fatto la promessa al Signore di portare a spalla il pesantissimo baldacchino durante la processione. Alcuni tra i devoti arrivano ogni anno persino dal nord Italia o dall’estero dove lavorano.
Apre il lunghissimo corteo la Real Maestranza, dove tutte le categorie hanno le bandiere abbrunate e le lance avvolte da nastri oscuri; ogni artigiano indossa la cravatta e guanti neri. La Real Maestranza, insieme al clero, il Vescovo e al capitolo della Cattedrale, “aprono la via” al simulacro, come se annunciassero al popolo il suo passaggio.
Il lungo corteo è annunciato da lugubri suoni di tamburi. Il crocifisso è circondato dai laudanti che cantano la "Laudata" o “Lamitanza”: particolarissimo, unico e suggestivo canto popolare, dietro, invece, vi è il sindaco con la giunta comunale e la banda. La folla che segue è enorme, tante sono le persone che fanno “il Viaggio”, cioè seguono la processione, sin dall’inizio, a piedi scalzi, per chiedere una grazia al crocifisso oppure per ringraziarlo di una grazia ricevuta. Chi non segue la processione si raccoglie in preghiera al suo passaggio.
Le affollate vie sono avvolte dal profumo d’incenso, silenziose, rotte solo dagli strazianti urli dei ladanti, che si alternano con le pregevoli esecuzioni della banda.
Questa processione d’artistico ha poco, ma è senz’altro la più sentita dai nisseni, che per tutto il pomeriggio si accalcano per le strade, per rivolgere una preghiera al loro Signore della Città.
Dai balconi e dalle finestre, per devozione rivestite da preziose coperte, al passaggio del crocifisso si lanciano in grande quantità petali di fiori e piume.
Dopo aver percorso grandi e piccole vie del centro, il simulacro torna nel suo santuario, dove, dopo la preghiera del Vescovo, la processione si scioglie, e il Cristo Nero rientra nella chiesa.

Inizio della processione

Per le vie della città

Particolare del Simulacro

Sabato Santo

VIA CRUCIS
La rappresentazione della Via Crucis si snoda anch’essa nelle vie della città terminando ai piedi di una scenografia, che evoca le atmosfere del monte Golgota, pronta ad accogliere la crocifissione del Cristo. Gli attori della Compagnia Teatrale di San Cataldo, protagonista di questa manifestazione, riescono ogni anno ad emozionare gli astanti ripercorrendo in maniera esemplare gli ultimi momenti della Passione di Gesù.

Domenica di Pasqua

LA MATTINA DI PASQUA, la Real Maestranza con il suo Capitano si dirige verso la sede del Vescovo preceduta dalla Banda Musicale. Dopo aver passato in rassegna le “Maestranze” il Vescovo si unisce al Capitano in testa al corteo dando inizio alla Processione della Resurrezione in un clima di gioia e festa.

 

Settembre Nisseno e la  festa del patrono "S.Michele Arcangelo"

Caratterizzato sicuramente d'all'attenzione che vi ripongono diversi operatori economici per via della tradizionale Fiera, e dell'ormai storica cronoscalata automobilistica, che si svolge nei pressi del Monte Capodarso. Il Settembre Nisseno costituisce lo scenario delle tradizionali feste del Patrono della Città, San Michele. Una raffigurazione del Santo, portata in processione per le principali  vie cittadine, è accompagnata dai fedeli scalzi, dal prelato, dai tutori dell'ordine e dalla Banda Musicale, che intona le tipiche melodie d'accompagnamento. La processione si conclude presso la Cattedrale.